Accettare di essere umani

Ieri Bianca commentando le immagini di una delle numerose trombe marine che si sono verificate in Sicilia negli ultimi giorni mi ha detto: sembra uscite da un film americano ed io ho subito pensato ad uno di quelli in cui scenari distopici pervadono il mondo ma il solito eroe alla fine salva il pianeta e l’umanità.

Poi ripensandoci mi sono venute in mente due cose: il libro La grande cecità di Amitav Ghosh ed il premio nobel per la fisica Giorgio Parisi.

Nel suo interessantissimo volume, Ghosh parte da un semplice interrogativo, si chiede, facendola breve, perchè quando in letteratura si narra di qualche evento climatico estremo questo viene classificato quasi immediatamente come racconto fantascientifico.

E in effetti persino Bianca, pur avendo perfettamente chiaro in testa quanto grave sia la crisi climatica in atto, è ricorsa all’immagine cinematografica per esprimere lo stupore, manifestando tutta la difficoltà nel “realizzare” quell’evento, nel senso di viverlo come accadimento concreto, di percepirlo come fatto realmente accaduto e vissuto da persone vicine a noi. Oggi è difficilissimo percepire la realtà che ci circonda perchè le immagini che ci vengono proposte in maniera sempre più realistica si confondono con essa realtà tanto che abbiamo in qualce modo perso il il contatto fisico con il mondo e non sentiamo più il contatto con la pelle del pineta.

Avreste mai pensato a dei veri e propri uragani in Mediterraneo, a dei tornado in Sicilia, a pioggie tropicali che in meno di un pomeriggio scaricano a terra tutta l’acqua che prima cadeva in sei mesi? ebbene ormai sono realtà, eppure ogni volta che ìaccade uno di questi eventi estremi, ogni volta per esempio che si riforma il Medicane ci lasciamo prendere alla sprovvista e ci sentiamo dire che si tratta di eventi straordinari e imprevedibili. Peccato che il famoso ciclone Mediterraneo ormai più o meno forte si forma nel periodo autunnale in Ionio ormai da molti anni, così come le tombe marine che sono sempre più frequenti.

Chi va in mare non può non aver notato che le condizioni meteomarine in Mediterraneo sono cambiate e sono molto più instabili e imprevedibili rispetto a qualche anno fa. Eppure quando vediamo le immagini di un ciclone dove magari ha perso la vita qualcuno la testa ci porta sempre a pensare si tratti di un film americano. Ghosh lo spiega molto meglio di me e vi invito a leggere il libro, le motivazioni sono da individuare in una impostazione culturale che ha radici profondissime. La stessa impostazione culturale che porta la collettività a pensare che la crisi climatica sia un problema del pianeta e che l’uomo solo può salvare la terra, ma come dice il prof. Parisi fatichiamo a renderci conto che il problema è solo dell’uomo, il pianeta in qualche modo troverà un equilibrio nuovo ma quello che stiamo perdendo sono le condizioni di abitabilità per il genere umano, saranno gli uomini oltre che molte specie animali a scomparire.

L’uomo deve sostanzialmente salvare se stesso, sembra banale ma è un passaggio a mio avviso molto importante, pensare che sia a rischio qualcosa di altro rispetto a se stessi in fondo in fondo è confortante, se si fallisce alla fine sarà qualcuno o qualcosa di altro a rimetterci, pensare che se si fallisce questa volta è l’uomo, siamo noi stessi a scomparire fa tutto un altro effetto.

Partendo da questi due spunti penso che la prima cosa da fare sia accettare di essere umani, animali con due piedi e due mani, lenti, limitati nei sensi, fragili, che non volano, non corrono veloce, ne respirano sotto il mare; sguarniti difronte alla natura, dotati solo di un cervello e della fantasia.

Credo si debba usare l’intelligenza per operare una rifondazione dei nostri orizzonti culturali, bisogna ricominciare da capo a raccontare il mondo, costruire una narrazione più onesta in cui l’uomo non è più al centro, presentare una nuova geografia in cui il racconto del mondo non deve più basarsi su finalità di conquista e dominio da parte dell’uomo sull’ambiente o su altri uomini, bisogna immaginare un modo di relazionarsi al pianeta che non risponda alle logiche di mercato e conquista.

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